C’è un’Emilia diversa da quella industriale e metalmeccanica che domina l’immaginario economico collettivo: è quella delle aziende del settore agroalimentare che hanno saputo coniugare tradizione, attenzione al territorio e visione sostenibile. È in questo panorama che si inserisce Cerreto, realtà specializzata in prodotti biologici secchi – erbe, spezie, legumi, cereali e semi oleosi – con una reputazione di eccellenza nel mercato nazionale e non solo. A raccontarcela è Mattia Cardazzi, giovane amministratore delegato che ha portato nuova linfa a un’azienda storica, mantenendo saldo il timone della qualità e della sostenibilità.
Un’eredità “verde” dal sapore familiare
Il nome Cerreto, ci spiega Cardazzi, non deriva da un collegamento diretto con l’omonimo borgo appenninico, seppure affascinante. “Il nome è stato ereditato dal fondatore originario dell’azienda, che era di Reggio Emilia. Noi abbiamo rilevato l’attività circa dieci anni fa, ma io personalmente vengo da Milano. Prima di questo progetto, Cerreto era per me un nome, non un luogo. Non mancherò di visitare il borgo di Cerreto Alpi.”
La famiglia Cardazzi, infatti, non è nuova al settore: “Facciamo parte del mondo alimentare da oltre un secolo. L’azienda Fratelli Pagani, fondata nel 1909 a Milano, è la nostra ‘casa madre’. Io rappresento la quinta generazione di questa storia industriale.”
Dalla filosofia salutistica degli anni ’90 al biologico consapevole
L’evoluzione di Cerreto affonda le radici negli anni ’90, quando l’azienda ha scelto la strada del biologico. “Siamo partiti da erbe e spezie, poi abbiamo ampliato la gamma a legumi, cereali e semi. Il filo conduttore è sempre stato l’approccio salutistico, e oggi lavoriamo esclusivamente prodotti biologici, offrendo un ventaglio completo per la gastronomia secca.”
Dalla City a Taneto di Gattatico (RE): un manager al bivio
“Io avevo un’esperienza in una multinazionale ICT, vivevo a Milano. Poi, con le dimissioni della direttrice vendite qui, mi hanno chiesto di dare il mio contributo. Così sono passato dalla city a Taneto di Gattatico.” Una discesa in campo fatta senza clamore ma con determinazione: “Non sapevo la differenza tra l’orzo e il farro. Adesso li riconosco da cinque metri. Ma all’inizio era tutto nuovo.”
Il primo passo? Portare un po’ di metodo: “Informatica, via le stampanti, via la carta inutile. Ho cambiato anche la posta elettronica. ‘Abbiamo sempre fatto così’, dicevano. Ma si doveva cambiare.”
Qualità senza compromessi
In un mercato sempre più attento al prezzo, Cerreto ha scelto di non cedere alla tentazione del ribasso. “La nostra forza è la qualità. Non abbiamo mai fatto compromessi, nemmeno nei momenti più duri dell’inflazione.”
Aggregarsi per crescere
Cardazzi guarda però oltre i confini dell’azienda, ragionando da manager di sistema. Nel mondo della ceramica tante piccole imprese hanno scelto di condividere il laboratorio di ricerca e sviluppo, avviando così una sinergia che guarda all’innovazione e alla valorizzazione delle peculiarità di ciascuna realtà. “È lo stesso principio dell’automotive: le auto spesso sono identiche sotto, cambia solo il design esterno, perché la catena di montaggio è costosissima.” Ci racconta Mattia, che intende avviare collaborazioni con realtà del settore proprio per crescere sotto il profilo dello sviluppo e della ricerca.
“Nel nostro settore è uguale,” continua. “Se vuoi attrarre veri talenti, se vuoi competere davvero, l’aggregazione non è più un’opzione: diventa una strategia. Non deve essere per forza un’acquisizione: si può fare una joint venture, condividere strutture, risorse, e permettersi figure manageriali di livello che altrimenti non potresti pagare.”
Dall’Italia all’estero, passando per l’assetto societario
Dopo il primo rodaggio, arrivano le vere scelte strategiche. Il cambio di rotta inizia nel 2017. “Nel 2020 il Covid, ma con grande spinta sui volumi. Nel 2021 assumo un export manager, per noi è una svolta. Dal 2023, questa figura ha piena responsabilità del reparto. Oggi esportiamo bene in Europa, Medio Oriente e Stati Uniti.”
In parallelo, continua il lavoro interno: razionalizzazione, ottimizzazione, investimenti. “Siamo passati da 35 a 28 persone. Non abbiamo esternalizzato, ma riorganizzato. Alcuni pensionamenti non rinnovati, processi migliorati, nuovi macchinari. Siamo in meno ma ora l’azienda è sana, sostenibile e cresce; torneremo ad assumere a breve.”

