In questo nuovo assetto, la pianificazione finanziaria assume un ruolo centrale: la Tesoreria partecipa attivamente alla costruzione dei piani di sviluppo, supporta le scelte di investimento e contribuisce alla definizione della struttura finanziaria più efficiente. La gestione dei rischi – di tasso, di cambio, di commodity, di credito – produzione e oggi, con gli eventi bellici in atto, il rischio trasporto che costringe a decidere il giusto termine di resa, non è più un’attività accessoria, ma un elemento strutturale nella costruzione della marginalità e nella tutela dell’equilibrio patrimoniale.
La priorità operativa resta la gestione della liquidità, che si traduce in pianificazione e monitoraggio dei flussi di cassa nel breve, medio e lungo termine, ottimizzazione del capitale circolante, gestione accentrata tramite cash pooling e definizione di adeguati buffer finanziari. In un’azienda che utilizza la leva, sottolinea il CFO, la cassa deve garantire margini di manovra coerenti con il profilo di rischio, evitando inefficienze come giacenze eccessive finanziate a debito.
Accanto alla liquidità, la gestione dei rischi assume un peso crescente. Per un gruppo industriale, soprattutto in settori energivori o ad alta intensità di materie prime, le coperture su commodity come rame, alluminio ed energia diventano determinanti per proteggere i margini. A ciò si affiancano la Gestione e copertura del rischio tassi- rischio cambi- rischio credito- rischio produzione- rischio “fiscale”/perdita contributi pubblici- rischio sinistri coperti da polizze assicurative -Corporate Compliance- rischi legali- rischi reputazionali.
In uno scenario di elevata volatilità, la leva decisiva è la pianificazione integrata. Per Di Lillo è fondamentale disporre di un sistema collegato al gestionale aziendale capace di intercettare i flussi derivanti da ordini di acquisto e di vendita prima ancora delle scadenze contabili, includendo piani di ammortamento, leasing e linee di credito. La gestione ordinaria della cassa deve essere proiettata su almeno dodici mesi, integrando anche strumenti tecnici come factoring e anticipi contratti in una visione prospettica unitaria.
Sul piano strategico, il Business Plan a tre-cinque anni rappresenta la bussola per valutare l’impatto degli investimenti, l’evoluzione di EBITDA ed EBIT e l’andamento della Posizione Finanziaria Netta in rapporto all’equity. Particolare attenzione viene riservata al Need of Funds for Operations, indicatore che misura quanta finanza aggiuntiva sia necessaria per sostenere la crescita del fatturato in funzione della rotazione di magazzino, crediti e debiti.
Il rapporto con il sistema bancario è un altro pilastro dell’architettura finanziaria. Il CFO agisce come interlocutore strategico e “ambasciatore finanziario” dell’azienda, gestendo il bilanciamento tra debito bancario, emissioni obbligazionarie e strumenti di private equity, diversificando le fonti e ottimizzando il costo del capitale. Monitoraggio dei covenant, stress test preventivi e dialogo costante con il panel bancario rappresentano elementi essenziali per preservare credibilità e flessibilità finanziaria.
In questo contesto, l’integrazione tra Tesoreria, Finanza e Controllo di Gestione è decisiva. Solo attraverso una visione coordinata il management può prendere decisioni basate su margini e flussi di cassa reali e aggiornati, evitando scelte fondate su indicatori puramente teorici. È questa integrazione, sottolinea Di Lillo, che consente di coniugare crescita industriale e stabilità finanziaria.
Anche i temi ESG incidono concretamente sulla funzione finanziaria. Le banche integrano criteri di sostenibilità nella definizione dei tassi, mentre gli investitori istituzionali valutano positivamente le aziende con governance e pratiche responsabili. L’ESG influisce sul costo del capitale, sull’accesso al funding e sulla struttura finanziaria complessiva.