Tesoreria e Grana Padano: l’equilibrio finanziario dietro uno dei simboli del Made in Italy

6 Giugno 2025 - Amedeo Faino

Uno dei prodotti caseari più richiesti al mondo: intervista esclusiva a Fabio Fanini, Treasury Manager del Caseificio Ghidetti

Nel cuore della filiera del Grana Padano, dove si incontrano latte, allevatori e mercati internazionali, la figura del tesoriere aziendale riveste un ruolo chiave, spesso poco visibile ma strategico. Ne abbiamo parlato con Fabio Fanini, Treasury Manager del Caseificio Ghidetti, realtà storica che ogni giorno affronta le complessità di una produzione regolata, stagionata e sempre più richiesta anche oltreconfine.

Un prodotto che “riposa” a lungo: la sfida della liquidità
Come influisce il lungo ciclo di stagionatura del Grana Padano sulla gestione finanziaria?

«In modo decisivo», spiega Fanini. «Il Grana Padano necessita di una stagionatura lunga e regolamentata, ma il latte da cui deriva è soggetto al pagamento entro 30 giorni, come da D. Lgs. 198/2021. Questo crea una forte tensione sulla liquidità: ci troviamo a pagare fornitori molto prima di poter incassare. Per questo motivo la pianificazione finanziaria deve essere estremamente accurata e bilanciata sulle esigenze di tutti gli interlocutori aziendali.»

Capitale circolante: quando il formaggio diventa garanzia
Come colmate il fabbisogno finanziario durante le lunghe fasi di stagionatura, in cui il prodotto non genera entrate?

«Utilizziamo strumenti classici come l’Anticipo Fatture o le Linee di Finanziamento Fornitori, ma anche soluzioni più specifiche come il Pegno Rotativo su Merce – nel nostro caso Grana Padano DOP. È un modo per valorizzare un bene fisico di alta qualità come asset reale, rendendolo “liquido” per sostenere la nostra attività.»

Il Grana Padano grattugiato sta riscuotendo un successo straordinario nel mondo. Come si inserisce questo fenomeno nel contesto attuale della filiera, considerando anche il buon momento per le stalle e il prezzo del latte?

Il successo del Grana Padano grattugiato a livello internazionale è la dimostrazione di quanto il nostro prodotto sia apprezzato non solo nella sua forma tradizionale, ma anche in versioni più pratiche e versatili per il consumo quotidiano. Questo trend positivo si riflette sull’intera filiera: dalla trasformazione alla produzione primaria. Le stalle stanno attraversando un momento favorevole, grazie a prezzi del latte sostenuti, che permettono alle aziende agricole di lavorare con maggiore serenità e di investire in qualità. È un equilibrio virtuoso: un prodotto che cresce nella domanda globale, una materia prima valorizzata e una filiera che riesce a mantenere alto il proprio standard, anche in termini di benessere animale e sostenibilità.

Stagionalità produttiva e strategie anticicliche
La gestione dei flussi di cassa è influenzata dalla stagionalità della produzione?

«La stagionalità incide soprattutto sul piano commerciale e produttivo, ma meno su quello finanziario. Abbiamo sviluppato una struttura produttiva diversificata: ad esempio, d’estate aumentiamo la produzione di mozzarella e ricotta, mentre d’inverno si torna al Grana Padano e al Provolone Valpadana. Questo ci permette di bilanciare entrate e uscite nel corso dell’anno, riducendo picchi e tensioni.»

Il dialogo con le banche? Deve essere umano
Che tipo di rapporto avete con il sistema bancario?

«Costruiamo relazioni forti e durature con gli istituti che scelgono di lavorare con noi. Il nostro settore non può essere compreso solo tramite dati di bilancio: serve empatia e conoscenza diretta. Un esempio? Il Pegno Rotativo su Grana Padano viene ancora oggi inserito nella Centrale Rischi come fido di cassa, mentre in realtà è garantito da merce reale. Solo un interlocutore umano, non un algoritmo, può cogliere queste sfumature e valutarci correttamente.»

La forma di Grana come bene rifugio
Il Grana Padano stagionato può essere considerato un collaterale? Come incide sulla vostra strategia finanziaria?

«Assolutamente sì. Il valore crescente del Grana Padano, specie dopo i 12 mesi di stagionatura, lo rende un asset strategico. Il fatto che possa essere utilizzato come garanzia reale ci consente una maggiore flessibilità nella gestione dei flussi e nelle trattative con gli istituti finanziari. È una forma di capitale immobilizzato, ma con un valore riconosciuto e stabile nel tempo.»

Prezzi delle materie prime: l’impatto si vede altrove
L’andamento dei prezzi di latte, energia e altre materie prime incide sulle vostre strategie finanziarie?

«Più che sulla finanza, l’impatto si sente a livello commerciale. L’aumento dei costi viene gestito lungo la catena del valore, ma non ha un effetto diretto sulle scelte di copertura o risk management in tesoreria.»

Un’unica tesoreria, ma molta sinergia interna
Gestite la tesoreria in modo centralizzato o decentralizzato?

«Il nostro caseificio è uno solo, quindi la tesoreria è centralizzata. Ma la collaborazione con produzione e logistica è fondamentale: ogni reparto ha esigenze diverse e scadenze precise. Il nostro compito è coordinarle, gestendo le priorità e pianificando in modo che tutti abbiano le risorse necessarie, nei tempi giusti.»

Senza cambi valutari, ma con clienti in tutto il mondo
L’internazionalizzazione vi espone al rischio cambio?

«No, vendiamo in euro anche all’estero, trasferendo il rischio di cambio sui clienti. È una scelta strategica che ci semplifica la vita e limita l’esposizione a fluttuazioni valutarie.»

Digitalizzazione? Sì, ma con misura
Come affrontate la digitalizzazione dei processi di tesoreria?

«Con prudenza. Il nostro settore si confronta ancora con clienti “vecchio stampo” – c’è chi paga con assegni. Abbiamo quindi adottato un approccio graduale, per non creare barriere nei rapporti. Usiamo la tecnologia, ma manteniamo una struttura comprensibile da tutti.»

Grazie e buon lavoro!

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6 Giugno 2025