Daily DocFinance è la rivista online che dà voce ai professionisti del controllo di gestione, della tesoreria e dell’amministrazione. In un mercato dove l’attenzione al flusso di cassa è sempre più cruciale per la salute aziendale, raccontiamo le esperienze di chi ogni giorno lavora “dietro le quinte” per garantire stabilità, equilibrio e visione.
Oggi parliamo con Christian Guerra, Treasury e Credit Manager dell’azienda Bertani Spa, realtà storica nella distribuzione di forniture termoidrauliche, che ha fatto della consulenza e della prossimità al cliente artigiano uno dei suoi principali asset.
Il valore della lucidità in un mondo interconnesso
Come si diventa un buon tesoriere nel 2025? Secondo Christian Guerra, la risposta è chiara: «Serve metodo, capacità di lettura continua della situazione, e una comprensione simultanea della dimensione attiva e passiva». Una lucidità operativa che, nel suo caso, si rafforza grazie al doppio incarico: oltre alla tesoreria, Guerra gestisce anche il credito, incrocio che permette un governo più fluido dei flussi finanziari.
In un contesto reso instabile da dinamiche globali e variazioni improvvise del mercato, il ruolo del tesoriere è diventato un vero presidio strategico: «Viviamo in una realtà frenetica. La stabilità che abbiamo oggi sui tassi è un’eccezione. Per il resto, serve agilità e reattività».
Confrontarsi e parlare con migliaia di artigiani, sempre
In Bertani, il cliente tipo non è il grande contractor, ma una miriade di microimprese e artigiani. «Gestiamo migliaia di clienti attivi. La nostra forza sta proprio nella frammentazione: nessuno da solo può metterci in crisi. Ma la complessità è alta», racconta Guerra.
Non si tratta solo di vendere prodotti. Guerra e il team Bertani, nel tempo, hanno sviluppato un modello basato su fiducia, relazione e consulenza: «Quando vedo che un cliente artigiano è in difficoltà, lo affianco personalmente. Rivediamo insieme piani di pagamento, valutiamo i flussi attesi, ricalibriamo l’operatività. È un lavoro che va oltre i numeri: è dialogo».
In effetti, intorno alla sede dell’azienda è nata quasi una piazza. «Spesso vedo artigiani che si incontrano da noi, si scambiano contatti e consigli. Anche questo è tessuto produttivo. Noi proviamo a favorire questi legami, anche con attività extra come i viaggi: i rapporti umani diventano business e resilienza».
Il tesoriere come leva di profitto
A differenza di altri ruoli, la tesoreria può incidere in maniera diretta sui risultati: «Se lavoriamo bene, generiamo valore. Se sbagliamo, diventiamo un costo silenzioso. Il margine che portiamo deriva dalla cura dei dettagli: condizioni bancarie, pianificazione degli incassi, controllo degli acquisti. È un lavoro invisibile, ma con impatto reale nel lungo periodo».
Guerra ricorda il periodo del superbonus come una fase “drogata”, in cui la domanda è esplosa e il materiale era oro: «In quel momento il vantaggio competitivo era avere la merce in magazzino. La tesoreria ha dovuto adattarsi: gestire picchi di acquisti, picchi di incasso, e poi prepararsi alla discesa. Se non leggi la curva in anticipo, rischi seriamente la tenuta aziendale».
Formazione, network e confronto: le sfide per il tesoriere moderno
Guerra ha deciso di rafforzare le proprie competenze iscrivendosi a un Master in tesoreria aziendale, supportato anche da DocFinance: «Sentivo il bisogno di confrontarmi, capire se quello che stavo facendo era corretto, e soprattutto esplorare approcci nuovi». La formazione, però, resta un punto debole del sistema: «Il nostro è ancora un mestiere appreso sul campo. Le occasioni di apprendimento strutturato sono poche. E manca un vero network tra tesorieri».
Il master gli ha offerto l’occasione di confrontarsi con realtà diverse, dalle grandi aziende alimentari alle microimprese: «Capisci che molte dinamiche sono trasversali. E trovi spunti pratici, soluzioni applicabili anche nella tua realtà. Il confronto è ricchezza».
