Geopolitica dell’incertezza con Cesare Alemanni: potenze in competizione e fragilità europee

13 Febbraio 2026 - A cura della Redazione

Dalla crisi del 2008 alla competizione su microchip ed energia: Cesare Alemanni analizza le nuove tensioni globali, il ruolo fragile dell’Europa e i rischi del multipolarismo nell’epoca dell’incertezza.

Ospite al DocFinance DAY 2026 del 16 gennaio 2026, Cesare Alemanni, giornalista e scrittore, insieme al moderatore Gianluca Dotti, hanno affrontato la geopolitica dell’incertezza partendo da una constatazione netta: l’ordine globale che ha retto per decenni è entrato in una fase di equilibrio fragile, in cui le tensioni non sono anomalie temporanee ma elementi strutturali del sistema.

Le fratture di oggi nascono dalla crisi finanziaria del 2008 o dal ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti?
L’Europa ha ancora margini di manovra in un mondo dominato da superpotenze?
E chi è destinato a vincere la competizione su microchip, energia e Taiwan?

Secondo Alemanni, il punto di svolta va cercato proprio nel 2008. È in quel momento che la leadership cinese, e in particolare Xi Jinping, osserva l’Occidente vacillare sotto il peso della crisi finanziaria globale. Fino ad allora la postura cinese era stata improntata alla collaborazione e all’integrazione progressiva nel sistema internazionale.

Dopo il 2008, però, la strategia cambia radicalmente: non più “collaboriamo”, ma “competiamo”. La Cina rivendica una quota molto più ampia del potere globale – simbolicamente, metà della torta – innescando una reazione a catena che va dalle politiche di Trump fino al revisionismo aggressivo di Vladimir Putin.

Intervento integrale disponibile qui su Youtube

In questo scenario, l’Europa appare come l’anello più fragile. Alemanni ha descritto un continente ricco di risorse economiche e culturali, ma strutturalmente debole su tre fronti decisivi: tecnologia, attrazione dei talenti e capacità di difesa. Senza un salto di qualità politico, l’Europa rischia di non essere un attore, ma uno spazio conteso. Le alternative sono drastiche: diventare un’area di sinergie e mediazioni tra Stati Uniti, Russia e Cina, oppure frammentarsi progressivamente in Stati clienti, esposti a conflitti interni e pressioni esterne.

Il cuore della competizione globale, oggi, non è solo militare ma industriale e tecnologico. Microchip e terre rare sono gli snodi più evidenti, ma la partita si gioca anche su batterie, infrastrutture energetiche e controllo delle filiere strategiche. Chi riuscirà a dominare questi settori avrà un vantaggio decisivo nei prossimi venti o trent’anni. È una competizione meno visibile delle guerre tradizionali, ma potenzialmente molto più determinante.

Nelle riflessioni finali, Alemanni ha sottolineato come la crisi del 2008 abbia ribilanciato cinquecento anni di predominio occidentale. Un passaggio che può essere considerato eticamente legittimo, ma che produce inevitabilmente instabilità e caos. In questo contesto, l’Europa non può permettersi ulteriori rinvii: o accelera verso una reale integrazione, superando gli egoismi nazionali – in particolare l’asse franco-tedesco – oppure diventerà una preda geopolitica.

Per orientarsi in un mondo così complesso, Alemanni ha invitato ad andare oltre il dibattito superficiale dei talk show, suggerendo fonti di informazione capaci di cogliere i dettagli strutturali: dai podcast di Noah Smith e Adam Tooze, fino ai canali tech asiatici.

Intervento integrale disponibile qui. 

Intervista di Amedeo Faino a Cesare Alemanni

Illustrazione by Marta Tranquilli

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13 Febbraio 2026