Ospite al DocFinance DAY 2026 del 16 gennaio 2026, Cesare Alemanni, giornalista e scrittore, insieme al moderatore Gianluca Dotti, hanno affrontato la geopolitica dell’incertezza partendo da una constatazione netta: l’ordine globale che ha retto per decenni è entrato in una fase di equilibrio fragile, in cui le tensioni non sono anomalie temporanee ma elementi strutturali del sistema.
Le fratture di oggi nascono dalla crisi finanziaria del 2008 o dal ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti?
L’Europa ha ancora margini di manovra in un mondo dominato da superpotenze?
E chi è destinato a vincere la competizione su microchip, energia e Taiwan?
Secondo Alemanni, il punto di svolta va cercato proprio nel 2008. È in quel momento che la leadership cinese, e in particolare Xi Jinping, osserva l’Occidente vacillare sotto il peso della crisi finanziaria globale. Fino ad allora la postura cinese era stata improntata alla collaborazione e all’integrazione progressiva nel sistema internazionale.
Dopo il 2008, però, la strategia cambia radicalmente: non più “collaboriamo”, ma “competiamo”. La Cina rivendica una quota molto più ampia del potere globale – simbolicamente, metà della torta – innescando una reazione a catena che va dalle politiche di Trump fino al revisionismo aggressivo di Vladimir Putin.


