Dall’esperienza alla scelta imprenditoriale
Nel giro di circa sei mesi il nuovo reparto prende forma. Vengono implementati strumenti e procedure, tra cui DocFinance, e la tesoreria diventa operativa.
È proprio allora che nasce l’idea di fare un passo ulteriore: «Ho detto, caspita, andiamo a replicare tutto questo nelle nostre PMI!». Da gennaio, Ilda Mustafaj ha quindi trasformato l’esperienza maturata in azienda in un’attività autonoma, lavorando tra le aree di Brescia e Mantova.
Il modello è semplice da raccontare, ma tutt’altro che banale da applicare: entrare in azienda, osservare, ascoltare e capire come è organizzata l’amministrazione, per poi individuare gli strumenti e i processi più adatti. Non una consulenza calata dall’alto, dunque, ma un intervento costruito a partire dalla realtà operativa dell’impresa.
«Non andrei mai a proporre strumenti che non conosco o che vado a tentativi, perché comunque è la fiducia prima di tutto», sottolinea.
A rivolgersi a lei sono soprattutto gli imprenditori. Spesso la richiesta nasce dall’esigenza di avere una reportistica più puntuale e una visione più chiara dei numeri finanziari. Il bisogno, in altre parole, emerge quando l’imprenditore si rende conto che le informazioni che riceve non sono sufficienti o non arrivano con la tempestività necessaria.
La vera sfida? Entrare nell’amministrazione senza creare resistenze
Uno degli aspetti più delicati del lavoro è il rapporto con le persone che già operano in azienda. Una consulente esterna che entra nei processi dell’amministrazione può essere percepita inizialmente come qualcuno che viene a controllare o, peggio, a complicare ulteriormente il lavoro.
Ilda affronta questa barriera facendo leva sulla propria esperienza: prima di essere consulente, è stata lei stessa dall’altra parte della scrivania.
«La mia carta vincente è poter dire che io stessa svolgevo il loro ruolo». È un elemento che facilita il rapporto con gli amministrativi, perché consente di parlare non soltanto di teoria, ma di scadenze, difficoltà operative e dinamiche concrete di un ufficio.
Da qui nasce un rapporto basato sull’empatia e sulla collaborazione. L’obiettivo non è semplicemente introdurre un nuovo strumento, ma accompagnare le persone verso un modo di lavorare più fluido.
E il paradosso, spiega Mustafaj, è che fare qualcosa in più all’inizio significa poi fare qualcosa in meno: «Si tratta di fare un qualcosa in più temporaneamente per fare un qualcosa in meno e far più strategia».
La tesoreria va costruita quando le cose vanno bene
Per le PMI il tema centrale è spesso la tempistica. Il rischio è rimandare l’adozione di strumenti, procedure e processi più evoluti fino a quando non diventano indispensabili.
Secondo Ilda, è proprio questo il momento da evitare. «Quando le cose vanno bene» è il momento migliore per intervenire: si può implementare un software di tesoreria, rendere più fluido il rapporto tra le persone dell’amministrazione e digitalizzare i processi senza essere condizionati dall’urgenza.
Aspettare la difficoltà significa invece lavorare in emergenza, con meno tempo a disposizione e maggiore pressione.
La questione non è soltanto tecnologica. Quando le informazioni non circolano in modo fluido e l’operatività si inceppa, possono nascere anche tensioni all’interno dell’ufficio. Rendere più efficienti i processi significa quindi intervenire sia sulla qualità del dato finanziario sia sull’organizzazione del lavoro.
Prima si ascolta, poi si costruisce la roadmap
Il metodo di lavoro di Ilda Mustafaj parte dall’ascolto. Nei primi giorni di collaborazione si affianca agli amministrativi, osserva concretamente come vengono svolte le attività, si confronta con le persone e racconta il proprio percorso.
Solo dopo arriva la roadmap: le diverse fasi del progetto, dall’implementazione del software alla raccolta dei dati necessari per avviare il lavoro con il consulente DocFinance. Il rapporto, però, non si esaurisce con l’avvio del progetto. Mustafaj rimane disponibile anche per il confronto quotidiano, quando serve, persino per una semplice telefonata.
La logica è quella di accompagnare l’azienda fino alla piena autonomia. «L’obiettivo è rendere indipendente l’ufficio amministrazione, l’ufficio tesoreria, non devono dipendere da me».
Per una consulente, il successo non coincide quindi con la dipendenza del cliente, ma con il momento in cui il cliente non ha più bisogno di lei per gestire l’operatività quotidiana. Un traguardo che, per Mustafaj, rappresenta una delle soddisfazioni maggiori.