Quindici anni fa internet era già esploso, ma non per tutti. In alcune aree del territorio emiliano la connessione semplicemente non arrivava. È da questa esigenza molto concreta che nasce WiMore, azienda che oggi opera nel mondo delle telecomunicazioni e della connettività e che nel tempo ha allargato il proprio perimetro anche ai servizi cloud e alla cybersecurity.

All’origine ci sono quattro amici con un background nel mondo informatico e delle telecomunicazioni. Tra loro c’è Roberto Maffei, che da quella prima intuizione ha accompagnato la crescita dell’impresa fino a una struttura di circa quaranta persone.

Ma cosa spinge un giovane imprenditore a mettersi in competizione con operatori molto, decisamente molto più grandi?

«Intanto grazie per il giovane ragazzo», scherza Maffei. Poi torna all’inizio della storia: «Tutto nasce da una necessità, da un’esigenza. Su certe aree del nostro territorio emiliano, all’epoca, non arrivava nessun tipo di connessione: c’era l’azienda, c’era il lavoro ma non la rete».
L’idea, insomma, non nasce dal desiderio di sfidare i grandi per il gusto di farlo. Nasce da un vuoto di mercato, da uno spazio libero. I quattro soci iniziano con le soluzioni via radio, disseminando le prime installazioni sul territorio, e contemporaneamente sviluppano quelle via cavo, dalla fibra ottica al rame, costruendo rapporti con gli operatori che possiedono le infrastrutture.
Il problema, però, non era soltanto tecnico. Era anche finanziario.
«Siamo partiti da zero con molta fatica», ricorda Maffei. Quindici anni fa, racconta, spiegare in banca un progetto tecnologico non era così semplice: «Andare in banca e spiegare questo progetto a una persona che non ha a che fare con il mondo della tecnologia può essere complesso». Per partire furono utilizzati fondi personali e, soprattutto, ci fu una banca che decise di credere nel progetto, che ha scommesso su di noi.

«Non vogliamo fare i grandi operatori»

Nel frattempo WiMore è cresciuta. È arrivata a circa quaranta dipendenti e ha aumentato fatturato e volume d’affari. Qualcuno, scherzando, l’ha ribattezzata addirittura la «Omnitel Emiliana».
Maffei sorride, ma mette subito le cose in chiaro: «Non ci riteniamo un’Omnitel di ritorno». Il modello di WiMore è un altro. Non quello del grande operatore che deve necessariamente standardizzare l’offerta, ma quello di una realtà che prova a entrare nel dettaglio delle esigenze del cliente.
«Il nostro plus è proprio entrare nel dettaglio, costruire soluzioni customizzate e ascoltare il nostro cliente nelle sue esigenze. Quindi il rapporto umano è ancora molto importante per noi».
È una scelta precisa, anche di mercato. WiMore ha puntato soprattutto sulle PMI, quelle imprese che spesso hanno bisogno di un interlocutore capace di capire il problema prima ancora di proporre la soluzione.
E proprio sulle PMI Maffei non sembra avere dubbi. Il contesto economico è difficile, i mercati sono complessi e la pressione sulle imprese è aumentata, ma secondo lui la piccola e media impresa italiana continuerà ad avere un ruolo centrale.
«L’imprenditore della PMI è colui che lavora, che è operativo, che è ancora sul territorio, ancora in azienda». E se ci sarà un ridimensionamento, aggiunge, il mercato delle PMI rimarrà comunque forte.

Roberto Maffei, Presidente e co-fondatore WiMore

La crescita? Prima bisogna sapere dove siamo giunti e come ci siamo riusciti

È qui che la conversazione passa naturalmente da mercato e imprenditoria a un tema forse meno visibile, ma decisivo: la gestione economica dell’azienda.
Per Maffei non c’è crescita senza numeri aggiornati. Anzi, è proprio quando un’impresa comincia a diventare più grande e più complessa che il controllo deve diventare più puntuale.
«È molto importante, quando uno fa una sorta di salto sia a livello economico che a livello strutturale e di organizzazione, avere costantemente i dati aggiornati. I numeri sono quello che tiene in piedi l’azienda praticamente».

Una frase che racconta bene il suo approccio: crescere sì, ma senza perdere la consapevolezza di quello che sta succedendo dentro l’impresa.
Negli ultimi anni WiMore ha lavorato proprio su questo, evolvendo sistemi e software per avere dati aggiornati e automatizzare una serie di processi. Tra gli strumenti introdotti c’è DocFinance, integrato con il gestionale aziendale, che ha permesso di automatizzare attività legate ai pagamenti, alla gestione dei crediti e alla riscossione, permettendoci di liberare tempo da dedicare a pianificazione e non solo.
E per un’azienda come WiMore il tema non è affatto secondario. Il fatturato è molto frammentato, composto anche da tantissimi piccoli canoni: «Abbiamo importi che vanno dai 30 euro al mese a salire». Il problema, quindi, diventa gestire in modo efficiente una quantità enorme di piccoli incassi.
«Il grosso tallone d’Achille per noi è l’insoluto», spiega Maffei.
Un insoluto da 30 euro può sembrare irrilevante. Ma se per recuperarlo occorre impiegare tempo di una persona, il conto cambia rapidamente. «Gestire un insoluto banale è un costo aziendale. Automatizzare tutti questi processi è fondamentale anche per proteggere la buona riuscita del progetto-azienda».
Con gli strumenti automatici, invece, basta un’azione per avere rapidamente una fotografia degli insoluti e decidere come intervenire. «Riusciamo a vedere in pochi secondi chi ha degli insoluti», racconta. A volte basta un sollecito: dietro quel mancato pagamento può esserci semplicemente un imprevisto.

«La formazione è 10»

C’è però un altro numero che Maffei non sembra voler mettere in secondo piano. È il 10, il voto che assegna alla formazione.
«C’è una scala da 0 a 10, la formazione è 10 sostanzialmente».
WiMore ha creato un’academy interna e continua a investire sui giovani diplomati e neolaureati, accompagnandoli attraverso stage e percorsi formativi con l’obiettivo di costruire in casa le professionalità del futuro.
È una necessità, prima ancora che una scelta. Perché il settore tecnologico cambia velocemente e trovare persone già formate sulle competenze che servono non è sempre facile.
Maffei conosce bene anche il rapporto fra impresa e scuola. La sua esperienza lo ha portato a sottolineare più volte quanto sia difficile, per i percorsi scolastici tradizionali, tenere il passo con tecnologie che evolvono rapidamente.
Gli ITS, invece, rappresentano per lui una strada interessante. WiMore collabora con diversi istituti del territorio e apprezza soprattutto la possibilità di raccontare direttamente alle strutture formative quali siano le esigenze delle aziende.

Il prossimo passo: cloud e cybersecurity

La WiMore dei prossimi anni, dunque, non sarà soltanto telecomunicazioni.
«Stiamo facendo un’introduzione molto massiva di tutto quello che è il mondo del cloud», spiega Maffei. E insieme al cloud arriva la cybersecurity, la sicurezza informatica e la protezione del dato.
È una trasformazione che richiederà anche nuove competenze e nuove figure professionali. L’obiettivo è far crescere due mondi che possono procedere insieme: da una parte i servizi di telecomunicazione, dall’altra quelli legati alla sicurezza e al cloud.
Una crescita, quindi, che non significa soltanto vendere nuovi servizi. Significa anche cambiare l’organizzazione, assumere persone nuove, formare quelle che già ci sono e continuare a dotarsi degli strumenti necessari per governare una macchina aziendale sempre più complessa.

«Io sono uno, non posso fare tutto»

È una questione di metodo, ma anche di fiducia. L’imprenditore non deve necessariamente essere la persona che sa tutto: deve essere quella che sa scegliere le persone che possono aiutarlo a vedere ciò che lui, da solo, non riuscirebbe a vedere.
Per ora WiMore resta fortemente radicata in Italia. L’estero non è una priorità immediata.

La sfida è un’altra: continuare a crescere, allargando le competenze e i servizi, senza perdere quel rapporto diretto con il cliente che è stato alla base della storia dell’azienda.
E senza perdere, soprattutto, il controllo dei numeri.

Perché se c’è una cosa che Roberto Maffei sembra aver imparato in questi quindici anni è che l’intuizione può far partire un’impresa, ma per farla crescere servono persone, organizzazione e la capacità di sapere sempre, con precisione, dove ci si trova.